Profetesse e Sibille

Profetesse e Sibille

 a cura di Giovanna Greco

 

Nella liturgia religiosa sia greca che romana, una specificità femminile è quella della profezia, quasi come se la divinità attraverso la voce e il corpo della donna possa trasmettere il suo messaggio all’uomo e fargli conoscere la sua volontà e il futuro; sono sacerdotesse legate, per lo più, ai santuari di Apollo, divinità oracolare per eccellenza.

La tradizione letteraria elenca 10 Sibille, sparse nel mondo, ma è molto probabile che il numero di maghe e indovine create dalla fantasia popolare, fosse molto più alto; sono rappresentate come figure caratterizzate dalla diversità, dall’invasamento scomposto; profetizzano con bocca furente.

La più famosa, la più venerata e temuta nel mondo antico è la Sibilla di Delfi, votata interamente ad Apollo, invasata dal dio; il suo corpo e la sua voce sono strumenti per comunicare con l’uomo. Un sacerdote le rivolge le domande che i fedeli scrivono su foglie; le risposte sono date in stato di invasamento (manìa) ma vengono poi interpretate dal sacerdote.

(Coppa attica a figure rosse con la Sibilla di Delfi sul tripode. 440- 420 a.C.)

E’ chiara l’intermediazione, al femminile, tra l’uomo e la divinità.

A Cuma opera la Sibilla Cumana, una delle figure più misteriose e longeve nell’immaginario collettivo dell’uomo; dava i suoi responsi con formule ambigue, in lingua greca/ osca/ etrusca che i sacerdoti poi reinterpretavano e traducevano a loro piacimento; le parole della Sibilla veniva scritte su foglie che venivano gettate al vento.

(La rocca di Cuma e l’Arco Felice )

(Il lago d’Averno)

La tradizione più consolidata pone già nel VI sec. a.C. la formazione della leggenda della Sibilla cumana correlata a Tarquinio il Superbo, re di Roma e all’acquisto dei Libri sibillini considerati il testo più importante della religione romana; consultati in casi eccezio­nali erano custo­diti nel tempio di Giove Capitolino e poi, con Augusto, nel tempio di Apollo sul Palatino

Virgilio e l’antro della Sibilla

(Cuma, antro della Sibilla)

(Cuma, rilievo della galleria)

La leggenda della Sibilla trova in Virgilio il suo cantore; il poeta descrive anche un lungo antro dove abitava e concedeva i suoi vaticini.

Quando nel 1932 venne scoperta a Cuma una lunga galleria rettilinea scavata nella roccia tufacea a sezione trapezoidale, sulla base della descrizione virgiliana venne intesa come l’antro della Sibilla e come tale è rimasta fissata nell’immaginario collettivo di tutti noi.

In realtà non sappiamo come, dove e se realmente avvenisse la consultazione dell’oracolo mentre questa grande galleria, costruita tra il IV ed il III sec. a.C., svolgeva piuttosto funzione militare e di difesa.  

La fortuna della Sibilla

Dopo Virgilio, la fama della Sibilla Cumana spazia nella narrazione popolare e nel Medioevo ebbe grande fortuna; rientrò tra i profeti che avevano preannunciata l’era cristiana e posta come testimone accanto a Davide, nel giorno del Giudizio Universale:

Dies irae, dies illa, salvet saeclum in favilla teste Davide cum Sibylla.

(Giorno dell’ira sarà quel giorno; dissolverà il mondo terreno in cenere come annunciato da David e la Sybilla)

Definitivamente inglobata nella teologia cristiana, la Sibilla Cumana, assieme a quella Delfica ed alle altre, venne raffigurata, contrapponendole ai profeti, da Michelangelo nella Cappella Sistina.

 

(Roma, Cappella Sistina, La Sibilla delfica)

(Roma, Cappella Sistina, La Sibilla cumana)

 

Per saperne di più:

  1. Maiuri, Itinerario flegreo, Napoli 1983
  1. Breglia Pulci Doria, Oracoli sibillini tra rituali e propaganda, Napoli 1983

 

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