Parametri Sacri

Parametri Sacri

 a cura di Giovanna Greco

 Paramenti sacri per sacerdotesse tra Velia e Cuma

Sia nel mondo ellenico che in quello romano, i funzionari delegati alla gestione del culto e alla corretta esecuzione dei rituali (ortopraxia) avevano un abbigliamento dedicato; la tunica bianca ed una stola erano le componenti essenziali di una vestizione che, nel corso del tempo, si arricchisce di altre componenti, la cui valenza va intesa, di volta in volta, nei contesti specifici.

 A Velia

Una serie di busti femminili in terracotta – ex voto alla divinità –rivenute a Velia, risalenti tra il IV ed il III sec. a.C.restituiscono, con ogni probabilità, l’immagine di una sacerdotessa ben distinta sia dalla rappresentazione solo del busto tagliato al di sotto dei seni che dal suo particolare copricapo ad alto cono da cui pendono due larghe bende sulle spalle; la testa femminile è adornata con orecchini a pasticca e l’alto copricapo poggia o direttamente sui capelli o su un sottile cercine sui capelli resi ondulati, spartiti sulla fronte. La forma del copricapo è realizzato con una benda che si avvolge a spirale coprendo i capelli ed estendendosi verso l’alto, terminando a cono; doveva rivestire un ruolo specifico, connotando distintamente chi lo indossava. Il richiamo è al tutuloche definisce la figura sacerdotale in tutta l’area etrusco- italica, già a partire dal VI secolo a C. Ma è nella tradizione letteraria che viene richiamato un copricapo conico realizzato con fasce avvolte a spirale, indossato dalle officianti un culto, segno distintivo di un sacerdozio femminile (vitta purpurea innexa crinibus et extructum in altitudinem, Svetonio, ap.Fest, 335)

Oltre che a Velia, questo particolare copricapo si ritrova in alcuni esemplari molto simili rinvenuti nel santuario di Santa Venera a Paestum, datati alla metà circa del IV sec. a. C.; va ricordato che nelle iscrizioni da Paestum compare, per ben cinque volte, il richiamo al ruolo di due sacerdotesse- Sabina e Valeria- provenienti da una importante famiglia della società pestana, di età romana; sono sacerdotesse dedicate al culto di Demetra e, sempre dagli storici antichi veniamo anche a sapere che a Roma, per celebrare i riti tradizionali a Cerere (i cerealia che si festeggiavano il 19 aprile) venivano chiamate le sacerdotesse da Napoli e da Velia, dove la tradizione cerimoniale e rituale era ben preservata.

 

busti fittili da Velia

 

 

A Cuma alla fine del IV sec. a.C.

Il ritrovamento di una tomba dipinta, a Cuma, consente di riconoscere l’abbigliamento particolare riservato ad una sacerdotessa molto particolare. La tomba è a camera con le pareti affrescate e si data nei decenni finali del IV sec.a. C. quando Cuma è già divenuta città sannitica. Sulla parete di fronte all’ingresso è raffigurata una scena di banchetto funebre con il personaggio principale, sdraiato su kline,vestito con lunga tunica bianca ricamata; sul capo esibisce una ricca corona intrecciata con rami e fiori di melograno,segno di una sua carica sacerdotale e tra le mani esibisce la coppa per il sacrificio.Accanto all’uomo è la  donna , seduta su uno sgabello,più in basso, ad indicare , probabilmente, la diversa posizione maschile e femminile nel contesto sociale sannitico della città; vestita del tradizionale costume femminile, esibisce monili d’oro (collane , bracciali a spirale, orecchini); in mano regge due melagrane ed indossa una corta mantellina che presenta forma e decorazione peculiare della  rica,  nota dalle fonti letterarie ; un corta mantellina ornata di frange, destinata alle sacerdotesse; di colore rosso porpora è trattenuta al petto da una fibula d’oro. La rica è anche la veste quadrata rossa che la Flaminica deve indossare quando svolge un sacrificio, secondo il rito romano, a capo velato. La donna ha sulla testa la stessa corona dell’uomo intrecciata con rami e fiori di melograno; è una forma di corona particolare che richiama, da un lato, la valenza ctonia del melograno, ma dall’altro, compone una corona nota, dalle fonti antiche, come arculum, realizzata con rami di melograno; la sacerdotessa doveva portarla quando faceva i sacrifici (Servio, Aen 4, 137,8)

Nella pittura cumana sono molti gli elementi che connotano la signora come sacerdotessa: la veste bianca orlata di porpora, la rica, l’arculum, l’esibizione di due melegrane nelle mani protese in avanti, lo sgabello con il suppedaneo; sono tutti attributi che restituiscono l’abbigliamento proprio della Flaminica, la moglie del Flamine che, insieme a lui, svolge la principale funzione sacerdotale, in una società orami romanizzata. Tutta la scena dipinta descrive una rappresentazione di tipo sacrale: la giovane ancella che sta dietro la kline, indossa un copricapo a cono, anch’esso di tipo cerimoniale e ha in mano l’oinochoe per la libagione; sulla piccola trapeza, di fronte alla kline vi sono poggiati gli oggetti simbolo del banchetto funebre e gli strumenti per il sacrificio. La rica, mantellina quadrata, rientra in quei paramenti liturgici, accanto alle bende, ai copricapi -quali corone, cuffie, reticelle-  che compongono l’abbigliamento riservato alle sacerdotesse e che sarà a lungo conservato nella tradizione.

Tomba a camera, dipinta da Cuma

 

Rimanendo in ambito campano, alcune statuette fittili votive rinvenute in una stipe votiva di Presenzano, l’antica Rufrae, nel casertano, lungo la direttrice seguita poi dalla Via Latina, conservano  l’immagine di figure femminili stanti , su piedistallo , interamente avvolte nella lunga veste sulla quale è appoggiata una mantella pesante di forma quadrangolare; dalla veste fuoriscono solo le mani con il palmo rivolto all’insù, nel gesto dell’offerta ; sulla testa è un alto copricapo conico – un alto tutulus -  da cui pendono bende laterali. Il gruppo di statuette di Presenzano, al di là del loro inquadramento cronologico tra III e II sec. a. C. proposto, tutto da rivedere, offrono una raffigurazione piuttosto fedele di quello che doveva essere l’abbigliamento peculiare riservato alla sacerdotessa che indossava l’alto copricapo il tutulus e la mantellina quadrata, la rica e che doveva offrire il sacrificio “con la mano destra avvolta fino alle dita” così come ricorda Livio.

 

statuette fittili da Presenzano

 

Per saperne di più:

Cuma:P. Caputo, Una nuova tomba osca dipinta dalla necropoli di Cuma (Pozzuoli, NA). Rapporto preliminare, in F. Sirano (ed.), In itinere. Ricerche di archeologia in Campania, Cava dei Tirreni 2007, pp. 25-33

Paestum: M.Torelli, Paestum Romana, Quaderni del Museo Archeologico Nazionale di Paestum, Roma 1999,

Presenzano:I Sanniti, Guida alla mostra, Benevento 2003

Velia: G.Greco (a cura di), Elea-Velia. Culti greci in Occidente, Vol IV, Taranto 2023.

 

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