Luisa Capomazza

Luisa Capomazza

Pozzuoli s.d.- Napoli 1646
Suora, pittrice

Per trovare un suo dipinto occorre andare nella chiesa di Gesù e Maria (seconda Cappella a destra) o anche nella chiesa di Santa Chiara.

Pochissime notizie si hanno su Luisa Capomazza e, quelle poche, fortemente romanzate. Nella prima metà del 1600, come scrive Bernardo De Dominici, pittore, storico dell'arte e biografo di epoca tardo-barocca, Luisa, fanciulla nata a Pozzuoli da una famiglia benestante che la educa al ricamo e alla musica, dimostra una forte inclinazione per il disegno tanto che "passava l'ore nel mirare le pitture domestiche, che servivano di adornamento alla propria casa, anziché raccontasi che distaccata un'effigie di un San Giovanni Battista si pose a imitarla con carbonella...". 

Per questa sua naturale attitudine, si dice venga mandata alla scuola di Mariangiola Criscuolo, pittrice di cui non esiste nessuna opera attribuibile, e forse avrà alcuni insegnamenti da Pompeo Landolfo e Antonio Santoro (De Dominici). Subisce l'influenza di Ippolito Borghese per la pittura di stampo devozionale, intrisa di pietismo ma anche di piacevolezza domestica, con una religiosità seria e meditativa, temperata da una calda atmosfera familiare. Suo potrebbe essere il dipinto conservato a Perugia, "La deposizione della croce" di Ippolito Borghese. Ancora si narra che Luisa sia stata una donna di straordinaria bellezza (di lei però non esiste nessun ritratto) ma che era disinteressata ai "donneschi abbigliamenti" e trascurava la cura di sé, poiché costantemente assorta nella pittura. Sarà proprio l'insofferenza verso il corteggiamento di molti gentiluomini a farle decidere di prendere i voti per dedicarsi completamente alla pittura.

Molto apprezzata e ricercata, Luisa dipingerà per molte chiese e per tante case di nobili napoletani. Solo gravi problemi di salute le renderanno impossibile continuare a dedicarsi alla pittura. Luisa muore nel 1646, lasciando le proprie opere a una nipote e alle povere "vergognose", di cui si è sempre occupata. È possibile che alcune sue opere siano conservate in collezioni private, ma la città non ha preservato il dono di questa pittrice determinata a fare dell'arte l'unico scopo della sua vita.

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