Immacolata Concezione e San Vincenzo Ferreri

Immacolata Concezione e San Vincenzo Ferreri

Riguardo alla fondazione dell’Istituto, il Chiarini indica il domenicano Gregorio Maria Rocco quale fondatore, elogiandone l’instancabile attività in ambito caritativo. Costui avrebbe fondato nel 1736 un ricovero per ragazze prive di mezzi economici, ponendole sotto la protezione della Vergine e di san Vincenzo Ferreri e disponendo che vestissero un abito color turchino. Per volontà del cardinale Giuseppe Spinelli, a Rocco sarebbe in seguito subentrato, nella veste di protettore, il Canonico Nicola Borgia (in seguito divenuto vescovo di Cava dei Tirreni), che stilò la regola della Casa.

L’istituzione fu riconosciuta come Collegio cardinale di Napoli, Giuseppe Spinelli, con bolla 4 giugno 1743. Per volontà del cardinale non si richiese alcuna regola monastica, ma si volle un’istituzione laicale rivolta alla salvaguardia dell’onestà di povere orfane da educare nei lavori femminili, al fine di formarle come buone madri di famiglia.

Il numero delle ragazze crebbe velocemente tanto da arrivare a 200 e da richiedere un edificio più grande che fu trovato dapprima nel palazzo del principe della Roccella a Chiaia poi, nel 1750, in un vasto edificio costruito alla Sanità, di proprietà di donna Eleonora del Migliore.

Per proteggere le ragazze che andavano per le strade di Napoli a chiedere elemosine, nel 1774, il direttore dell’Istituto, canonico Filippo Brancaccio, chiamò come scorta anche i soldati al fine di evitare che qualcuno mancasse di rispetto alle giovani. Per incrementare le offerte si pensò poi di istituire un Pio Monte sul quale gli iscritti versavano 4 carlini all’anno e il cardinale Spinelli, per assicurare all’Istituto un futuro meno incerto, creò un sodalizio, tra una confraternita di ecclesiastici e alcuni laici, che prestava cura spirituale e assistenza materiale.

A capo dell’Istituto vi era un direttore affiancato da un prefetto, due deputati che dovevano ammettere nel Collegio ragazze realmente bisognose e pericolanti, e altri due deputati che dovevano prendere informazioni sui buoni costumi dei giovani che volevano sposare le ragazze. Molte furono le donazioni, di beni sia immobili che mobili, oltre a rendite impiegate in maritaggi di 25 ducati da erogare alle ragazze che si sposavano, anche se non fu facile né trovare uomini disposti a sposare le ragazze del Ritiro, né convincere le giovani a lasciare l’Istituto che rappresentava per loro un rifugio sicuro.

L’Istituto aveva un regolamento minuzioso che disciplinava nei minimi particolari tutta la vita interna: dal vitto (semplice e frugale), all’abito (modesto), all’educazione (fatta di devozioni e pratiche religiose), al lavoro (filare, ricamare, tessere, preparare sciroppi…). Con il lavoro le educande provvedevano alle proprie necessità, mentre le inferme erano sostenute dalla comunità. L’ordinamento interno rispecchiava quello dei seminari: a capo vi era una superiora, aiutata da una vicaria; a contatto con le ragazze vi erano la prefette delle camerate, la prefetta dei corridoi e le maestre, che indossavano un abito domenicano ed erano elette annualmente dal canonico.

Spesso le oblate dell’Istituto erano richieste per dirigere altri Conservatori, come quello di S. Raffaele a Napoli o, addirittura, al di fuori della capitale, come a Gaeta e a Nocera.

Con il passare degli anni le condizioni economiche divennero più precarie, anche per la quantità delle ospiti, il cui numero giunse a superare le 400 unità. Va segnalato che frequenti furono le denuncie sporte a carico dell’Amministrazione, sia per le cattive condizioni alimentari, sia per l’usanza di infliggere punizioni esagerate.

Nel 1740, grazie al sostegno economico fornito da Filippo Grassi e Sabato Manso, venne acquistato il suolo dell’antico cimitero degli appestati del 1656 e su di esso venne costruita la chiesa con il monastero, edificato sull’area occupata dalla piccola chiesa di S. Maria di Nazareth.

I lavori per l’edificazione della chiesa vennero affidati all’architetto Bartolomeo Secchione e terminarono nel 1758.

Per quel che concerne la chiesa, degno di nota il pavimento maiolicato del 1867, tutto giocato su decorazioni floreali stilizzate incorniciate da bordi in giallo ocra e la tela raffigurante San Vincenzo Ferrer che intercede presso l’Immacolata per le orfanelle (1754), opera di Pietro Bardellino, assai vicina allo stile del De Mura.

Al di sotto di essa, si trova un cimitero, destinato alle monache e alle orfane del collegio.

Il caso Clementina Rupp
Soprattutto nel periodo successivo  al 1861 l’Istituto fu teatro di proteste e ricorsi relativamente a presunti favoritismi esercitati dai superiori verso alcune ospiti. Ne fece le spese la direttrice Clementina Rupp, divenuta oggetto di una campagna diffamatoria in quanto accusata di «uscire spesso e girare i teatri», nonché di aver accettato in dono una pelliccia da parte di alcune alunne a lei particolarmente affezionate, contravvenendo, così, alle «regole della decenza». Le proteste avrebbero avuto fine solo con l’espulsione della Rupp.

Per quel che concerne la formazione, con lo Statuto del 1872 si volle dare spazio all’istruzione professionale impartita da un negoziante della città, affinché le ragazze imparassero la manifattura di abiti e biancheria.

Dal 2013 è sede del  Nuovo Teatro Sanità.

a.v.

Fotografie di Massimo Velo


📍Quartiere: Stella, Strada Arena alla Sanità - Piazzetta S. Vincenzo

 ☨  Tipologia: Ritiro - Collegio

📅 Data di fondazione: 1736

⛪ Regola monastica: Domenicana

👤 Fondatore: Gregorio M. Rocco

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