Eusebia

Eusebia

IV secolo

Nobildonna napoletana, spettatrice prima, protagonista poi, della diffusione del culto di San Gennaro. Vissuta nel 300 d.C., assiste al martirio di Gennaro, Vescovo di Benevento, perseguitato e martirizzato in quanto cristiano da Diocleziano a Pozzuoli il 19 settembre del 305 d.C. È lei che si prodiga affinché il sangue del martire venga raccolto in due ampolle e, dopo l’editto di Costantino nel 312 d.C., che sanciva la fine delle persecuzioni contro i cristiani, le regalerà al vescovo di Napoli. 

Si diffonde così rapidamente il culto di san Gennaro, le cui reliquie vengono traslate a Napoli presso la cripta del Duomo, divenendo meta di continui pellegrinaggi. Numerosi sono i miracoli e le grazie ricevute per sua intercessione, soprattutto durante eruzioni, terremoti e pestilenze. 

Una prima testimonianza del prodigio della liquefazione del sangue di san Gennaro si ha nel 1389 e si verifica 3 volte l’anno: il 19 settembre, anniversario del martirio, il primo sabato di maggio, in ricordo della traslazione, e il 16 dicembre, in ricordo dell'eruzione del Vesuvio del 1631, fermata dal Santo.

Il suo culto ha una forte connotazione femminile, non solo perché a una donna, Eusebia, si deve la conservazione del suo sangue miracoloso, ma anche perché, come afferma una leggenda del Cinquecento, le sue discendenti, le cosiddette “parenti di San Gennaro” sono state portatrici della sua memoria storica: la loro intercessione, infatti, fatta di preghiere, giaculatorie e imprecazioni, è ritenuta indispensabile dalla tradizione popolare per l'efficacia del miracolo.

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