Enrichetta Caracciolo

Enrichetta Caracciolo

1821-1901
Già monaca, scrittrice e patriota

Enrichetta Caracciolo monaca, garibaldina, scrittrice,  seppe narrare, con passione e vivida efficacia, l’affrancamento dalla condizione monastica imposta per abbracciare la causa liberale.
Il suo romanzo autobiografico, I Misteri del chiostro napoletano, pubblicato nel 1864, è considerato, con le sue traduzioni in francese, spagnolo, tedesco, greco e ungherese, un successo editoriale sia per la scrittura accattivante sia perché ben inserito nel vivace dibattito politico-risorgimentale che si sviluppò in quegli anni in Europa sulla soppressione degli Ordini religiosi.
Enrichetta, quinta di sette figlie, nacque a Napoli il 17 febbraio 1821 da Fabio Caracciolo di Forino e dalla nobildonna Teresa Cutelli. Alla morte del padre, la madre decise di risposarsi e, non tenendo in alcun conto la volontà della figlia, la fece entrare nel monastero di S. Gregorio Armeno, dove vi erano già due zie anziane. Colta e amante degli studi, Enrichetta mal sopportò le angustie di una vita non scelta: la privazione della libertà, la monotonia del vivere,  la frivolezza della giornaliera conversazione e la scarsissima educazione rendevano il mondo monacale ipocrita, soffocante e doloroso.

In più occasioni, poco ascoltata, presentò a Pio IX una serie di istanze per ottenere lo scioglimento dei voti o almeno una dispensa temporanea per motivi di salute. Sarà il soggiorno presso la sorella Giulia, nel 1849, a introdurla nei circoli massonici che la porteranno nel 1851 all’arresto e alla custodia presso il ritiro di Mondragone. Dopo varie vicissitudini, riuscì a ottenere, per motivi di salute, dei permessi che le consentirono di muoversi anche se controllata dalla polizia a motivo dei suoi contatti con le reti cospirative, finché il 7 settembre 1860, allorché Garibaldi entrò in Napoli, gli andò incontro e nel Duomo depose sull’altare il suo nero velo da monaca.
Sposò poi il patriota Giovanni Greuther, corrispondente di giornali politici.
Nel 1866 pubblicò un Proclama alla donna italiana, esortando le donne a sostenere la causa nazionale; nel 1867, fece parte del comitato femminile napoletano di sostegno al disegno di legge di Salvatore Morelli per i diritti femminili e tre anni dopo, durante i lavori del Concilio Vaticano I, partecipò a Napoli all’Anticoncilio del libero pensiero.

a.v.

condividi su