Chiara Mercuri, La nascita del femminismo medievale. Maria di Francia e la rivolta dell’amore cortese

Chiara Mercuri, La nascita del femminismo medievale. Maria di Francia e la rivolta dell’amore cortese, Einaudi, Torino 2024

Chiara Mercuri, storica e saggista di consolidata esperienza, offre, con La nascita del femminismo medievale. Maria di Francia e la rivolta dell’amore cortese, un contributo di raro pregio alla riflessione storiografica sulla condizione femminile nell’Europa del XII secolo. Il volume si distingue per l’audacia della tesi proposta, la solidità della ricerca e la capacità di intrecciare il dato letterario con quello storico, collocando Maria di Francia — figura enigmatica e spesso sottovalutata — al centro di una “rivoluzione fallita” che avrebbe potuto anticipare di secoli le istanze del femminismo moderno.

Maria di Francia: una poetessa, una mecenate, una visionaria

L’operazione di Mercuri si muove su un duplice binario: da un lato, la ricostruzione dell’identità storica di Maria di Francia, che l’autrice identifica con Maria di Champagne, figlia di Luigi VII e di Eleonora d’Aquitania; dall’altro, l’analisi della sua produzione letteraria quale manifesto di una concezione alternativa dell’amore, della sessualità e del ruolo della donna nella società medievale. La centralità della corte di Troyes emerge con chiarezza: essa non fu soltanto un crocevia culturale, ma anche il laboratorio di un’idea del desiderio e della libertà femminile che si scontrò con l’ordine patriarcale vigente.

Mercuri dimostra come i lais di Maria — racconti in versi caratterizzati da un linguaggio raffinato e una sensibilità innovativa — non si limitassero a riprodurre le convenzioni dell’“amor cortese”, bensì le sovvertissero dall’interno. I temi dell’autodeterminazione femminile, della violenza subita, della maternità negata e della costrizione coniugale emergono con forza, confermando l’ipotesi di un progetto culturale consapevole, volto a delineare un’etica relazionale fondata sulla reciprocità piuttosto che sulla subordinazione.

Un femminismo anacronistico?

Uno dei meriti principali del volume risiede nella rielaborazione del concetto di “femminismo” in un contesto medievale. Mercuri adotta il termine con una cautela metodologica encomiabile, chiarendo che non si tratta di una rivendicazione politica in senso moderno, bensì di una prospettiva culturale alternativa, ostacolata dal dominio maschile sulle narrazioni del desiderio e della vita sociale. La studiosa si spinge oltre, suggerendo che il silenzio successivo sulla figura di Maria non sia casuale, ma sintomatico di una cancellazione operata dalla tradizione letteraria e storiografica.

Particolarmente suggestiva è l’analisi del rapporto tra Maria e Chrétien de Troyes, che avrebbe assorbito e rielaborato i temi dei lais, trasferendoli nei propri romanzi cavallereschi, ma privandoli della loro carica eversiva. In questo senso, la “rivolta dell’amore cortese” sarebbe stata neutralizzata dal suo stesso successo, divenendo patrimonio della letteratura ufficiale e perdendo la radicalità delle sue origini.

Un’opera imprescindibile per la storiografia di genere

La nascita del femminismo medievale non è soltanto un’opera di divulgazione colta, ma un testo che pone interrogativi di ampio respiro sulla costruzione della memoria culturale e sul ruolo delle donne nella produzione intellettuale del Medioevo. Mercuri dimostra una notevole padronanza delle fonti e una capacità argomentativa che rendono la sua ipotesi non solo plausibile, ma storicamente feconda.

Il volume si inserisce nel solco degli studi recenti che rivalutano il contributo femminile alla cultura medievale, dialogando con le ricerche di Régine Pernoud, Georges Duby e Simon Gaunt. Pur non privo di elementi provocatori — come il titolo volutamente anacronistico — il libro si distingue per il rigore metodologico e la capacità di rendere accessibile un dibattito accademico complesso.

In definitiva, La nascita del femminismo medievale è una lettura imprescindibile per storici, filologi e studiosi di genere. Chiara Mercuri consegna al pubblico un’opera che non solo riscrive la storia di Maria di Francia, ma invita a una riflessione più ampia sul rapporto tra potere, memoria e narrazione, confermando l’importanza di un approccio interdisciplinare nella ricerca storica. 

L’ AUTRICE

Chiara Mercuri (Roma, 1969) è storica, saggista e traduttrice. Insegna Esegesi delle fonti medievali all’Istituto Teologico di Assisi, Pontificia Università Lateranense. Si è specializzata in Francia in Storia medievale. Ha lavorato con prestigiosi enti di ricerca italiani e francesi, tra cui l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres di Parigi, che le ha conferito, nel 2012, il premio per la monografia Saint Louis et la couronne d’épines. È stata redattrice della rivista «Sanctorum» ed è referente scientifico della rivista francese di storia e letteratura «Mabillon». Ha scritto per «Medioevo», «Moyen Age», «Avvenire», «Atlante Treccani» e «BBC History». Tra le sue pubblicazioni: La Vera Croce. Storia e leggenda dal Golgota a Roma (Laterza 2014), Francesco d’Assisi. La storia negata (Laterza 2016) e Dante. Una vita in esilio (Laterza 2018).

Rosa Bianco

6 marzo 2025

 

 

 

condividi su