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2 Febbraio, la Candelora e la Juta a Montevergine, l’ascesa mistica alla Regina nera: Mamma Schiavona!

 

Il 2 Febbraio di ogni anno, giorno in cui di celebra la Candelora, il Santuario di Mamma Schiavona è gremito di fedeli. L'antica consuetudine di ascendere a questo luogo sacro affonda le sue radici nel Medioevo. La "juta" rappresenta l'ascensione al santuario, compiuta con varie modalità, a piedi o su carri, una pratica che si perpetua da secoli lungo itinerari prestabiliti.

La leggenda, intricandosi con la realtà, si snoda intorno al maestoso dipinto collocato nel complesso monastico a Montevergine, nel comune di Mercogliano (AV). Il maestro Roberto De Simone, nella sua opera "Rituali e canti della tradizione in Campania", esalta la Madonna nera con queste parole: "Esse sono tutte belle, tranne una che è brutta e perciò fugge su di un alto monte, Montevergine". La tradizione vuole che le Madonne sorelle fossero sei bianche e una nera, la Madonna di Montevergine, considerata la più "brutta" delle "sette sorelle" a causa del colore della sua pelle. Da qui il soprannome "Schiavona", indicante la sua natura straniera. Offesa da tale giudizio, la Madonna si rifugiò sul monte Partenio, giustificando la sua "fuga" con le parole: "si jo song brutta, allora loro hanna venì fino è cà ‘n gopp a truvà!”

(Se io sono brutta, allora loro dovranno venire fino a quassù per farmi visita!)

 

Il percorso per ascendere al Monte Partenio è segnato da tappe commemorative, rievocando la salita della Madonna al monte, compreso un masso su cui si dice abbia riposato, diventando un simbolo di ristoro nella ricerca spirituale. La Juta quest’ anno è stata solennemente  dedicata a Marcello Colasurdo, il musicista e attore che ha abbandonato la scena terrena nel luglio scorso, e al suo profondo legame con il culto di "Mamma Schiavona".

La spettacolare Madonna di Montevergine, posta nella sua Cappella angioino-barocca nel Santuario, si trova su due immense tavole di pino collegate da sbarre sul retro, con un’altezza di 4 metri e 30 e una larghezza di 2 metri e 10. Questo capolavoro dell’Umanità è un’esperienza visiva ed emotiva straordinaria. È considerata tra le più belle icone della terra, un incontro da vivere almeno una volta all’anno. Già alla fine del 1200, la Madonna era presente qui, protetta dal sacro Monte Partenio, tra boschi e lupi, assegnata alla mano di Montano d’Arezzo.

Il 2 febbraio di ogni anno per la festività della Candelora il popolo gay in pellegrinaggio al Santuario di Montevergine incontra la sua Signora, la "Mamma Schiavona", che "tutto concede e tutto perdona", arrampicandosi fino alla sommità del Partenio.

L'intera schiera raccolta sotto la sigla LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender) diventa di fatto la nuova protagonista di un antichissimo pellegrinaggio in onore della Madonna di Montevergine.Difatti secondo una antica leggenda che risale al 1256, fu lei a salvare due giovani omosessuali scoperti a baciarsi e ad amarsi. Uno scandalo per l’intera comunità dell'epoca che reagì cacciando dal paese i due innamorati: questi furono legati ad un albero sul Monte Partenio, in modo da morire di fame o essere sbranati dai lupi. La Madonna, commossa dalla loro vicenda e dal loro amore, li liberò dalle catene e permise alla giovane coppia di vivere apertamente. Da allora la Mamma Schiavona è celebrata per il suo grandissimo cuore protettivo sugli ultimi, sui deboli, sui poveri, sugli emarginati e sempre per questo segno di tolleranza soprannaturale da allora il popolo gay è devotissimo alla Madonna di Montevergine.

Ma in realtà molti secoli prima di Cristo a salire quassù erano i Coribanti, i preti eunuchi di Cibele, la grande madre nera, simbolo femminile della natura. Il suo tempio sorgeva proprio dove adesso c'è il Santuario di Montevergine. I sacerdoti si eviravano ritualmente, per offrire il loro sesso in dono alla dea e rinascere con una nuova identità.

Si vestivano da donne con abiti di seta gialla, arancione, rosa e altri colori sgargianti. Si truccavano pesantemente gli occhi e attraversavano a frotte le città, suscitando curiosità e insieme scandalo, anche per il loro erotismo esibito e la sfrontatezza delle loro provocazioni. Insomma queste processioni a base di canti, balli e suoni di tamburo erano una specie di Gay Pride dell'antichita'.

Ma i coribanti di oggi sono ben diversi da quelli antichi. Ogni anno essi si mostrano sempre più determinati nel trasformare il pellegrinaggio in un'occasione politica, in un incontro democratico di lotta contro l'omofobia, che ancora è presente in Italia. La rivendicazione della parità di genere a Montevergine fa suo un simbolo ancestrale, avvicinando i due paradigmi estremi della storia:  il passato millenario e un futuro di uguaglianza sempre più necessario!

Se la Candelora è la festa più attesa e più sentita dagli amici Irpini, noi a Napoli diciamo così:

”A Cannelora viern è fora! Risponde San Biase: vierno mo’ trase! Dice a vecchia dint’ a tana: …nce vo’ ‘nata quarantana! Cant’ o monaco dint’ o refettorio: tann’ è estate quann’ è Sant’Antonio!”

(A Candelora l'inverno è finito”; risponde San Biagio (che ricorre il giorno seguente) “L'inverno ora inizia”; dice la vecchia dentro la tana “ne mancano ancora 40”; canta il monaco dal refettorio “L'estate arriva quando viene Sant'Antonio.)

Insomma a Napoli, almeno quaranta giorni ancora per dire davvero l’inverno fuori!!

 

Rosa Bianco

Montefredane AV

5 febbraio 2024

 

 

 

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