
Adriana Basile (Napoli 1580ca-1642)
cantante e musicista
Nel primo ventennio del secolo XVII suscitò l’entusiasmo di principi mecenati, amanti della musica, compositori, letterati. Ne fu causa l’avvenenza fisica o il raro talento di musicista e cantante? Probabilmente entrambi questi elementi. Andreana Basile, più nota come Adriana, nacque verso il 1580 circa. Sorella di Giovan Battista Basile, il celebre autore del Cunto de li cunti, dalla sua Napoli dove riportò i primi successi artistici venne ingaggiata nelle principali corti italiane. Avendola applaudita a Roma, il giovane cardinale Ferdinando Gonzaga scrisse di lei al duca di Mantova suo padre: «Ha lasciato qui fama immortale et ha fatto stupir questa città sendo veramente la prima donna del mondo, sì nel canto come ancora nella modestia et honestà».
Quanto ci tenesse ad averla alla sua corte lo stesso duca, che si era circondato delle personalità più insigni del mondo musicale, è dimostrato dal carteggio fra lui, i suoi agenti a Roma e a Napoli e la cantante: in un solo giorno, infatti, il 5 marzo 1610, Vincenzo I Gonzaga inviò sette lettere perché l’affare riguardante la Basile arrivasse a conclusione. Non solo: prima ancora del suo arrivo a Mantova il 24 maggio 1610, il duca aveva commissionato al pittore napoletano Carlo Sellitto un ritratto della rinomata cantante da inserire nella sua “galleria di bellezze”. L’artista ritrasse Adriana “in veste di Santa Cecilia”, la patrona dei musicisti: una scelta da attribuire al bisogno di tutelare il buon nome della Basile? All’epoca, infatti, alle donne sottratte all’ambito domestico che si esibivano pubblicamente come artiste era associata spesso una nomea non proprio edificante. Eppure Adriana era regolarmente coniugata con Muzio Baroni, un nobile al servizio dei Carafa, che l’aveva seguita a Mantova con tutta la famiglia.
Comunque fosse, la Basile ottenne dal duca notevoli riconoscimenti materiali e onorifici per la sua straordinaria voce di contralto, come la baronia di Piancerreto (nel Monferrato) e doni sontuosi, tra i quali una collana di perle e un gioiello del valore di trecento scudi d’oro. Lasciata definitivamente Mantova nel 1624, la “sirena di Posillipo” o “la bella Adriana” com’era chiamata trascorse gli anni rimanenti (morì nel 1642) principalmente a Napoli, continuando a dare concerti con esito trionfale.
Come lei, anche le figlie Caterina ed Eleonora si segnalarono coma virtuose di canto e musiciste; quest’ultima anzi divenne famosa almeno quanto la madre. Adriana si accompagnava con la lira, Eleonora con la tiorba e Caterina con l’arpa. Un omaggio recente alla cantante seicentesca è il romanzo La sirena di Posillipo, edito da Rizzoli (2024). Ne è autore Paolo Jorio, direttore del Museo Filangieri (Napoli) con la collaborazione della scrittrice Claudia Carrescia.
Oreste Paliotti
